Processo amministrativo: il dimezzamento dei termini dei riti camerali non cautelari vale anche per i relativi giudizi di impugnazione (art. 119 c.p.a.)
In tema di processo amministrativo, ai sensi dell'art. 119, commi 1, 2 e 7, c.p.a., la regola del dimezzamento dei termini propria dei riti camerali non cautelari si applica anche ai relativi giudizi di impugnazione (appello, revocazione e opposizione di terzo), sicché il termine per proporre gravame sarà di trenta giorni dalla notificazione o, in difetto di questa, di tre mesi dalla pubblicazione della sentenza. ● V. anche Cds, sez. V, sent. n. 163/2025, in questa Rivista.
Consiglio di Stato, sezione II, 14 ottobre 2026, n. 7514
Contributi pubblici: l'erogazione in favore di enti non profit può essere subordinata all'assenza di condizioni di insolvenza o di gravi squilibri economici, patrimoniali e finanziari
Gli enti del terzo settore e, più in generale, gli enti non profit, sebbene privi di carattere commerciale e non assoggettati alla liquidazione giudiziale, sono tenuti a osservare criteri di corretta gestione patrimoniale e finanziaria, funzionali alla sostenibilità delle attività istituzionali; ne consegue che l'Amministrazione può subordinare l'erogazione di contributi pubblici all'assenza di condizioni di insolvenza o di gravi squilibri economici, patrimoniali e finanziari, purché i relativi presupposti siano individuati sulla base di parametri giuridicamente pertinenti, concretamente verificabili e non rimessi a valutazioni meramente soggettive.
Consiglio di Stato, sezione VI, 13 ottobre 2026, n. 7499
Processo amministrativo: il giudice può convertire un provvedimento illegittimo in un diverso provvedimento
In sede di giurisdizione generale di legittimità, il giudice amministrativo ha, in virtù del principio di conservazione degli atti giuridici, il potere di convertire un provvedimento illegittimo in un diverso provvedimento, a condizione che il primo possegga i requisiti sostanziali e formali del secondo, quest'ultimo corrisponda all'intento oggettivamente desumibile dal contenuto e dallo scopo del provvedimento originario ed entrambi rientrino nella competenza della medesima Amministrazione (nel caso di specie, il TAR aveva convertito l'impugnato provvedimento comunale di annullamento in autotutela di un permesso di costruire in un provvedimento di diniego del permesso stesso, ritenendo che tale titolo abilitativo, al contrario di quanto sostenuto dalla parte ricorrente e assunto dall'Amministrazione, non si fosse potuto formare per silentium).
Consiglio di Stato, sezione IV, 12 ottobre 2026, n. 7475
Diritto amministrativo: l'atto che viola il diritto dell'Unione europea non è nullo, ma annullabile
L'atto amministrativo che violi il diritto dell'Unione europea è affetto non già da nullità, bensì da annullabilità, con conseguente onere di impugnazione entro il termine decadenziale di legge. ● V. anche CdS, sez. II, sent. n. 8049/2025, e sez. V, sent. n. 3805/2026, entrambe in questa Rivista.
Consiglio di Stato, sezione VI, 9 ottobre 2026, n. 7441
Project financing: legittima la clausola di gara che richiede l'asseverazione del PEF da parte di un istituto di credito, di una società di servizi costituita da un istituto di credito o di una società di revisione
In tema di finanza di progetto (project financing), l'art. 193, comma 10, del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 («Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici»), consente, ma non impone, che il piano economico-finanziario (PEF) sia asseverato anche da un professionista abilitato persona fisica; sicché è legittima la previsione della lex specialis che richieda, ai fini della partecipazione alla gara, l'asseverazione del PEF da parte di un istituto di credito, di una società di servizi costituita da un istituto di credito o di una società di revisione ai sensi della l. 23 novembre 1939, n. 1966 («Disciplina delle società fiduciarie e di revisione»).
Consiglio di Stato, sezione V, 8 ottobre 2026, n. 7394
Edilizia e urbanistica: illegittimo l'ordine di demolizione di un'opera abusiva non preceduto dalla comunicazione ex art. 7 l. 241/1990, se la partecipazione del privato può essere utile ad accertare i presupposti del provvedimento
In tema di edilizia e urbanistica, l'ordine di demolizione di un'opera abusiva, pur avendo natura di provvedimento vincolato, dev'essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), qualora la fattispecie concreta presenti profili di complessità fattuale o giuridica tali da rendere l'apporto difensivo e collaborativo del privato potenzialmente idoneo a incidere sull'accertamento dei presupposti dell'azione amministrativa e, conseguentemente, sul contenuto della determinazione finale, ferma restando l'applicabilità dell'art. 21-octies, comma 2, l. cit., ove risulti palese che quel contenuto non avrebbe potuto essere diverso (nel caso di specie, la res litigiosa verteva sui criteri di determinazione della volumetria di due edifici).
CGA Regione Siciliana, 18 settembre 2026, n. 615
Prescrizione: gli atti interruttivi della prescrizione del reato interrompono la prescrizione del diritto al risarcimento del danno (o alle restituzioni) soltanto se l'azione civile è esercitata nel processo penale
In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno (o alle restituzioni) derivante da reato: a) gli atti interruttivi della prescrizione del reato non producono, in via generale, effetti interruttivi sulla prescrizione del credito risarcitorio, atteso che l'art. 2947, comma 3, c.c. estende all'azione civile il più lungo termine di prescrizione previsto per il reato, ma non anche le relative cause di interruzione; b) tuttavia, qualora la persona danneggiata si costituisca parte civile nel processo penale, gli atti interruttivi della prescrizione del reato producono effetti anche sulla prescrizione del credito risarcitorio o restitutorio, al fine di evitare che il diritto della medesima persona si prescriva prima che essa possa esercitare l'azione civile nella sede processuale prescelta; c) resta fermo che l'eccezione di prescrizione del credito risarcitorio conserva la natura di eccezione in senso stretto ai sensi dell'art. 2938 c.c. e, pertanto, dev'essere tempestivamente sollevata dall'imputato o dal responsabile civile nel processo penale (nella sentenza la Corte di cassazione ha altresì affermato che il giudizio civile di danno proseguito dinanzi al giudice civile ex art. 622 c.p.p. costituisce un giudizio autonomo rispetto al processo penale conclusosi con la rimessione, essendo diretto all'accertamento dei fatti costitutivi dell'illecito civile e non all'accertamento della responsabilità penale dell'imputato; con la conseguenza che, in tale giudizio, le parti possono allegare fatti nuovi, formulare domande nuove e sollevare nuove eccezioni rispetto a quelle prospettate nel processo penale, purché le nuove allegazioni e pretese rimangano comprese nell'ambito della vicenda storica sottoposta all'accertamento del giudice penale).
Corte di cassazione, sezioni unite civili, 10 agosto 2026, n. 24599
Diritto penale: il giudice dell'esecuzione non può disporre la pubblicazione della sentenza di condanna sul sito internet del Ministero della giustizia ex art. 36 c.p., trattandosi di pena accessoria
La pubblicazione della sentenza di condanna sul sito internet del Ministero della giustizia ai sensi dell'art. 36 c.p., costituendo una pena accessoria, può essere disposta esclusivamente dal giudice della cognizione, e non anche dal giudice dell'esecuzione quale conseguenza dell'inadempimento dell'obbligo di pubblicazione eventualmente imposto come condizione per la concessione della sospensione condizionale della pena; in tale ipotesi, il giudice dell'esecuzione è tenuto a valutare l'inadempimento secondo la disciplina di cui agli artt. 165 e 168, comma 1, n. 1), c.p.
Corte di cassazione, sezione I penale, 11 giugno 2026, n. 24724 (dep. 2 luglio 2026)
Diritto penale: in caso di concorso fra un'aggravante comune e un'altra ad effetto speciale, il giudice, aumentata la pena per la seconda ex art. 63, comma 3, c.p., può non applicare l'ulteriore aumento di pena per l'aggravante ordinaria
In tema di circostanze del reato, nel caso di concorso fra un'aggravante comune e un'altra ad effetto speciale, il giudice, operato l'aumento di pena per la seconda a norma dell'art. 63, comma 3, c.p., letto alla luce dei principi generali enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza 27 maggio 2025, n. 74, può - e non deve - applicare l'ulteriore aumento di pena per l'aggravante ordinaria, dando conto in motivazione delle ragioni della propria scelta (fattispecie relativa al concorso fra la recidiva reiterata qualificata e l'aggravante di cui all'art. 609-ter, comma 1, n. 5-quater, c.p., pronunciandosi sulla quale la Cassazione ha puntualizzato che la seconda, benché preveda l'aumento "secco" di un terzo della pena base, non è annoverabile fra le aggravanti ad effetto speciale, atteso che le stesse importano un aumento della pena superiore a un terzo). ● V. anche Corte cost., sent. n. 74/2025, in questa Rivista.
Corte di cassazione, sezione III penale, 2 dicembre 2025, n. 23496 (dep. 25 giugno 2026)
Lavoro: il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi verso e da una sede stabilita dal datore di lavoro, diversa da quella fissa o abituale, per l'espletamento delle mansioni va considerato orario di lavoro
L'art. 2, punto 1, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, dev'essere interpretato nel senso che il tempo che un lavoratore dedica agli spostamenti, anche al fuori del suo orario di lavoro abituale, verso e da un luogo di lavoro stabilito dal suo datore di lavoro, diverso dal suo luogo di lavoro fisso o abituale, al fine di esercitarvi la sua attività o le sue funzioni conformemente alle istruzioni del suo datore di lavoro, dev'essere considerato come «orario di lavoro», ai sensi di tale disposizione. ● V. anche CGUE, sez. VI, sent. 9 ottobre 2025, causa C-110/24, in questa Rivista.
Corte di giustizia UE, sesta sezione, 22 ottobre 2026
Lavoro: è incostituzionale l'art. 8 l. 604/1966, là dove subordina alla consistenza occupazionale del datore di lavoro la maggiorazione dell'indennità per i "vecchi assunti" illegittimamente licenziati
È incostituzionale - per violazione degli artt. 3, commi primo e secondo, 4, primo comma, 35, primo comma, 41, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 24 della Carta sociale europea - l'art. 8 della l. 15 luglio 1966, n. 604 («Norme sui licenziamenti individuali»), limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro».
Corte costituzionale, 22 ottobre 2026, n. 174
Diritto di accesso: un'importante pronuncia del Consiglio di Stato in tema di accesso difensivo nei procedimenti tributari ex art. 6-bis, comma 3, l. 212/2000
In tema di diritto di accesso: a) l'accesso agli atti del procedimento tributario, previsto dall'art. 6-bis, comma 3, della l. 27 luglio 2000, n. 212 («Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente»), costituisce una forma di accesso difensivo, il cui oggetto non è limitato ai documenti materialmente inseriti nel fascicolo intestato al contribuente, ma si estende anche agli atti, detenuti dall'Amministrazione finanziaria, relativi a soggetti terzi, ove attinenti ai medesimi fatti oggetto di contestazione e strumentali alla cura o alla difesa della posizione giuridica del richiedente; b) il diniego di accesso è autonomamente impugnabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi dell'art. 116 c.p.a., quand'anche la controversia principale sia devoluta alla cognizione del giudice tributario; c) ai fini dell'ostensione, il richiedente deve individuare puntualmente la situazione giuridica da tutelare e il collegamento fra i documenti richiesti e le esigenze difensive, senza che l'Amministrazione o il giudice dell'accesso possa anticipare la valutazione della loro effettiva decisività rispetto alla controversia tributaria; d) la necessità di tutelare la riservatezza di soggetti terzi non costituisce, di per sé, motivo di rigetto dell'istanza ostensiva, potendo essere soddisfatta mediante l'oscuramento dei dati e delle parti che lo richiedono (nel caso di specie, la contestazione fiscale riguardava un presunto subappalto fittizio e un asserito meccanismo fraudolento coinvolgente due società).
Consiglio di Stato, sezione VI, 7 ottobre 2026, n. 7364
Processo amministrativo: in sede di giurisdizione generale di legittimità, il giudice amministrativo può disapplicare una disposizione regolamentare non impugnata, se contrastante con una norma di rango superiore
In sede di giurisdizione generale di legittimità, il giudice amministrativo può disapplicare in via incidentale una disposizione regolamentare contrastante con una norma di rango superiore, ove tale disposizione costituisca il presupposto dell'atto amministrativo gravato, pur in difetto di una autonoma e contestuale impugnazione della stessa.
Consiglio di Stato, sezione VI, 6 ottobre 2026, n. 7348
Edilizia e urbanistica: la mera presentazione dell'istanza di condono non comporta l'automatica caducazione dell'acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere abusive e dell'area di sedime
In tema di edilizia e urbanistica: a) ai sensi dell'art. 39, comma 19, della l. 23 dicembre 1994, n. 724 («Misure di razionalizzazione della finanza pubblica»), la mera presentazione dell'istanza di condono non determina l'automatica caducazione del provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere abusive e dell'area di sedime, né attribuisce al precedente proprietario il diritto alla restituzione del bene, essendo tale diritto subordinato all'effettivo rilascio del provvedimento di condono, ove ne ricorrano i presupposti di legge; b) qualora il provvedimento acquisitivo sia divenuto definitivo per mancata impugnazione nei termini, la successiva richiesta di restituzione del bene, in assenza di un titolo idoneo a far venir meno l'acquisizione, si sostanzia in un'istanza di autotutela, rispetto alla quale non sussiste un obbligo giuridico dell'Amministrazione di provvedere azionabile ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a.
Consiglio di Stato, sezione VII, 5 ottobre 2026, n. 7329
Paesaggio: il no all'installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici dei centri storici non può fondarsi su generiche motivazioni estetiche, ma richiede un concreto bilanciamento fra tutela paesaggistica e diffusione delle energie rinnovabili
In tema di tutela del paesaggio: a) il diniego di installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici ricompresi in contesti di interesse storico-paesaggistico non può fondarsi su valutazioni generiche e astratte di incompatibilità con il decoro urbano, con i caratteri storico-architettonici degli immobili o con l'integrità del paesaggio, né sulla mera visibilità dei pannelli, ma dev'essere sorretto da una motivazione puntuale, concreta e adeguata, che dia conto delle specifiche caratteristiche dell'intervento progettato, delle sue modalità esecutive e del suo effettivo impatto sul bene e sul contesto tutelato; b) l'Amministrazione è inoltre tenuta a operare un effettivo bilanciamento tra l'interesse pubblico alla tutela del paesaggio e quello alla diffusione delle energie rinnovabili (ambedue di rilievo costituzionale), non potendo attribuire prevalenza automatica al primo sulla base di un aprioristico giudizio di incompatibilità estetica dell'impianto; c) la motivazione del provvedimento deve risultare dall'atto adottato all'esito del procedimento amministrativo e non può essere integrata ex post in sede di giudizio mediante atti processuali o scritti difensivi.
Consiglio di Stato, sezione IV, 2 ottobre 2026, n. 7277
Immigrazione: la "segnalazione Schengen" per ingresso o soggiorno irregolare non preclude ex se l'accesso dello straniero alle procedure di emersione di rapporti di lavoro
In tema di immigrazione, a seguito della sentenza della Corte costituzionale 22 gennaio 2026, n. 6, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 103, comma 10, lett. b), del d.l. 19 maggio 2020, n. 34 («Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19»), convertito, con modificazioni, nella l. 17 luglio 2020, n. 77, là dove non ammette alle procedure di regolarizzazione, previste dai commi 1 e 2 del medesimo art. 103, i cittadini stranieri che risultino segnalati nel Sistema d'informazione Schengen per il solo fatto di non avere osservato le regolamentazioni nazionali in materia di ingresso e di soggiorno, la "segnalazione Schengen" per ingresso o soggiorno irregolare non preclude ex se l'accesso del cittadino straniero alle predette procedure di emersione di rapporti di lavoro. ● V. anche Corte cost., sent. n. 6/2026, in questa Rivista.
Consiglio di Stato, sezione III, 1° ottobre 2026, n. 7258
Sanzioni amministrative: è incostituzionale l'art. 9, comma 2, d.l. 87/2018, là dove prevede la sanzione minima di 50.000 euro per la violazione del divieto di pubblicità relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d'azzardo
È incostituzionale - per violazione degli artt. 3 e 42 Cost. - l'art. 9, comma 2, del d.l. 12 luglio 2018, n. 87 («Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese»), convertito, con modificazioni, nella l. 9 agosto 2018, n. 96, là dove prevede «e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro 50.000», anziché «, ma non inferiore, per ogni violazione, a euro 50.000, salva la possibilità di applicare un importo minore, in caso di manifesta sproporzione rispetto alla gravità della violazione, all'opera svolta dall'agente per la eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche».
Corte costituzionale, 20 ottobre 2026, n. 172
Processo amministrativo: il termine per il deposito del ricorso in materia di accesso è dimidiato
Ai sensi del combinato disposto degli artt. 45, comma 1, e 87, commi 2, lett. c), e 3, c.p.a., il ricorso in materia di accesso dev'essere depositato, pena l'irricevibilità, nel termine perentorio (dimidiato) di quindici giorni, decorrente dal momento in cui l'ultima notificazione dell'atto si è perfezionata anche per il destinatario. ● V. anche TRGA Trentino-Alto Adige, Trento, sent. n. 52/2020, in questa Rivista.
TAR Veneto, sezione III, 6 ottobre 2026, n. 1917
Diritto amministrativo: gli atti di autotutela e di ritiro devono essere preceduti dalla comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 l. 241/1990
Gli atti di autotutela e di ritiro devono essere preceduti, a pena d'illegittimità, dalla comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), in modo da consentire al privato sia di tutelare i propri diritti e interessi sia di fornire all'Amministrazione elementi di conoscenza indispensabili o utili all'esercizio del suo potere discrezionale. ● V. anche TAR Basilicata, sent. n. 138/2026, e TAR Puglia, Lecce, sez. II, sent. n. 991/2024, entrambe in questa Rivista.
TAR Liguria, sezione I, 5 ottobre 2026, n. 1119
Accesso ai documenti amministrativi: il proprietario di un fondo attiguo a quello interessato da un intervento edilizio ha diritto all'ostensione degli atti abilitativi
Ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), il proprietario di un fondo attiguo a quello in cui è stato realizzato un intervento edilizio è titolare, in virtù della mera vicinitas, di un interesse diretto, concreto e attuale all'ostensione degli atti abilitativi. ● V. anche, in questa Rivista: TAR Campania, sez. VI, sent. n. 954/2023; TAR Lazio, Latina, sez. II, sent. n. 629/2024; TAR Veneto, sez. II, sent. n. 938/2021; TAR Sicilia, sez. II, sent. n. 62/2020.
TAR Lombardia, Brescia, sezione II, 2 ottobre 2026, n. 1313