Energia: sono in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di costituzionalità sollevate dal TAR Lazio sul divieto di fotovoltaico a terra nelle zone agricole
Sono in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal TAR Lazio in riferimento a vari parametri - dell'art. 20, comma 1-bis, del d.lgs. 8 novembre 2021, n. 199 [«Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, come modificata dalla direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 ottobre 2023, che modifica la direttiva (UE) 2018/2001, il regolamento (UE) 2018/1999 e la direttiva n. 98/70/CE per quanto riguarda la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e che abroga la direttiva (UE) 2015/652 del Consiglio»], come introdotto dall'art. 5, comma 1, del d.l. 15 maggio 2024, n. 63 («Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale»), convertito, con modificazioni, nella l. 12 luglio 2024, n. 101, dell'art. 2, comma 2, primo periodo, del d.lgs. 25 novembre 2024, n. 190 [«Disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, in attuazione dell'articolo 26, commi 4 e 5, lettera b) e d), della legge 5 agosto 2022, n. 118»], e dell'art. 5, commi 1 e 2, del d.l. 63/2024, come convertito, in tema di divieto di installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici. ● V. anche, in questa Rivista: Corte cost., sentt. nn. 156/2026, 144/2026, 127/2026, 184/2025, 134/2025 e 28/2025.
Corte costituzionale, 5 novembre 2026, n. 184
Processo amministrativo: per impugnare gli atti che consentono l'insediamento di un esercizio concorrente non basta la sola vicinitas commerciale
In tema di processo amministrativo, la vicinitas commerciale, ossia la prossimità territoriale fra l'esercizio del ricorrente e una struttura commerciale di nuova realizzazione, è idonea a fondare, al più, la legittimazione a ricorrere, ma non determina automaticamente la sussistenza dell'interesse all'impugnazione degli atti che consentono l'insediamento di detta struttura, dovendo la parte allegare e dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, direttamente incidente sulla propria sfera giuridica e riconducibile alla lesione di interessi meritevoli di tutela, quali quelli relativi alla salute, ai lavoratori, all'ambiente o ai beni culturali; sicché non è sufficiente lamentare la mera contrazione del fatturato o la perdita di quote di mercato conseguenti all'ingresso di un nuovo operatore economico, trattandosi di effetti fisiologici della libera concorrenza, né può ritenersi sussistente l'interesse al ricorso quando l'annullamento degli atti impugnati non sia idoneo a procurare al ricorrente un'utilità concreta, risolvendosi esclusivamente nel ritardare l'insediamento del concorrente. ● V. anche CdS, sez. IV, sent. n. 7627/2024, in questa Rivista.
TAR Friuli-Venezia Giulia, 16 ottobre 2026, n. 509
Procedimento amministrativo: la P.A. non può ignorare le osservazioni presentate dal privato a seguito del preavviso di rigetto (art. 10-bis l. 241/1990)
In tema di procedimento amministrativo, l'Amministrazione è tenuta a valutare le osservazioni presentate dal privato a seguito della ricezione della comunicazione di cui all'art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), dando adeguatamente conto, nella motivazione del provvedimento finale, delle ragioni del loro eventuale mancato accoglimento, pur senza doverle confutare in maniera analitica. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sent. n. 6770/2022; sez. VI, sentt. nn. 9159/2023 e 9954/2022; CGARS, sent. n. 388/2025; TAR Calabria, sez. II, sent. n. 271/2026.
TAR Lazio, sezione II-bis, 15 ottobre 2026, n. 16100
Processo amministrativo: la competenza territoriale del giudice amministrativo sulle controversie riguardanti il diritto di accesso documentale va individuata secondo il criterio degli effetti diretti
La competenza territoriale del giudice amministrativo sulle controversie relative al diritto di accesso documentale dev'essere individuata, ai sensi dell'art. 13 c.p.a., avendo riguardo al luogo in cui la vicenda amministrativa cui si riferisce la documentazione richiesta produce i propri effetti diretti, e non necessariamente alla sede dell'amministrazione che ha adottato il provvedimento di diniego o detiene la documentazione; ne consegue che, qualora l'istanza di accesso riguardi atti concernenti una vicenda amministrativa territorialmente circoscritta, quale l'esecuzione di un contratto di appalto avente ad oggetto lavori pubblici localizzati in una determinata area geografica, la competenza spetta al T.A.R. nella cui circoscrizione si svolge tale attività, indipendentemente dalla sede legale dell'amministrazione o del soggetto che ha negato, in tutto o in parte, l'accesso.
TAR Liguria, sezione I, 14 ottobre 2026, n. 1137
Mandato d'arresto europeo: la ritenuta sproporzione della pena detentiva inflitta rispetto alla gravità del reato non giustifica ex se il rifiuto della consegna
L'art. 1, §§ 2 e 3, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, letto alla luce dell'art. 49, § 3, CDFUE, dev'essere interpretato nel senso che esso osta a che l'autorità giudiziaria dell'esecuzione rifiuti di eseguire un mandato d'arresto europeo emesso ai fini dell'esecuzione di una pena privativa della libertà in quanto ritiene tale pena sproporzionata rispetto alle circostanze specifiche che caratterizzano il reato che ha dato luogo a detta pena, qualora tale autorità non disponga di elementi oggettivi, attendibili, precisi e opportunamente aggiornati che dimostrino un rischio reale di violazione, nello Stato membro emittente, del principio di proporzionalità dei reati e delle pene sancito da tale disposizione della Carta dei diritti fondamentali, a causa dell'esistenza o di carenze sistemiche o generalizzate, o di carenze che riguardano più specificamente un gruppo oggettivamente identificabile di persone al quale appartiene l'interessato. Siffatte carenze possono essere constatate solo qualora la normativa o la prassi giurisprudenziale dello Stato membro emittente sulla base della quale è stata inflitta la pena privativa della libertà di cui trattasi violi tale principio in modo manifesto e grave - in particolare in quanto esse non consentono al giudice competente di tale Stato membro emittente di tener conto delle circostanze individuali del caso di specie relative alla gravità del reato commesso ai fini della modulazione della pena inflitta, eventualmente all'interno dell'intervallo stabilito da tale normativa o delle possibilità di riduzione della pena previste da quest'ultima o mediante una riqualificazione del reato - e non esista, in tale Stato membro, un ricorso giurisdizionale effettivo che consenta di porre rimedio a tale violazione.
Corte di giustizia UE, grande sezione, 3 novembre 2026
Regioni: non è incostituzionale la legge della Sicilia che esonera temporaneamente dalla verifica della regolarità contributiva le imprese beneficiarie degli indennizzi regionali straordinari per i danni provocati dal "ciclone Harry"
Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. e) e o), Cost. e agli artt. 14, lett. g), e 17, lett. f) e h), della l.c. 26 febbraio 1948, n. 2 («Conversione in legge costituzionale dello Statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455») - della legge della Regione Sicilia (n. 3/2026) che esonera temporaneamente dalla verifica della regolarità contributiva le imprese beneficiarie degli indennizzi straordinari, finanziati con risorse regionali, per i danni causati dagli eventi meteorologici avversi del 19, 20 e 21 gennaio 2026 ("ciclone Harry").
Corte costituzionale, 3 novembre 2026, n. 183
Bilancio e contabilità pubblica: è parzialmente incostituzionale la disciplina dei LEP relativi al servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (ASACOM)
Sono incostituzionali - per violazione del principio di leale collaborazione - l'art. 1, comma 707, secondo periodo, e l'art. 1, comma 708, secondo periodo, della l. 30 dicembre 2025, n. 199 («Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028»), là dove non prevedono l'intesa in sede di Conferenza unificata, rispettivamente, nella determinazione del contenuto dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) in materia di assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale degli alunni con disabilità (ASACOM) e nella definizione dei criteri tecnici e delle modalità di accesso, condivisione e utilizzo dei dati del registro nazionale, nonché delle specifiche tipologie di dati funzionali alla rilevazione e alla quantificazione del fabbisogno di assistenza.
Corte costituzionale, 3 novembre 2026, n. 182
Reati militari: è incostituzionale l'art. 227 del codice penale militare di pace (diffamazione)
È incostituzionale - per violazione degli artt. 21, 52 e 117 Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 10 CEDU - l'art. 227 del codice penale militare di pace (diffamazione).
Corte costituzionale, 3 novembre 2026, n. 181
Responsabilità della P.A.: l'illegittimità del provvedimento non determina automaticamente la colpa dell'Amministrazione
In sede di giudizio per il risarcimento del danno derivante da provvedimento amministrativo illegittimo, il privato danneggiato può limitarsi a invocare l'illegittimità dell'atto quale indice presuntivo della colpa dell'Amministrazione, gravando su quest'ultima l'onere di dimostrare di essere incorsa in un errore scusabile; tuttavia, la presunzione di colpa può essere riconosciuta soltanto qualora la violazione sia stata commessa in un contesto di circostanze di fatto e in un quadro di riferimento giuridico e fattuale tale da palesare la negligenza o l'imperizia dell'apparato amministrativo, ossia l'aver agito intenzionalmente o in spregio alle regole di correttezza, imparzialità e buona fede nell'assunzione del provvedimento viziato; con la conseguenza che la responsabilità risarcitoria può essere esclusa ove l'Amministrazione dimostri che l'illegittimità è dovuta a un errore scusabile, determinato, fra l'altro, da contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione della disposizione applicabile, dall'incerta formulazione di norme di recente introduzione ovvero dalla rilevante complessità della situazione di fatto. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. IV, sentt. nn. 5880/2026 e 4896/2016; CGARS, sent. n. 349/2023.
Consiglio di Stato, sezione III, 22 ottobre 2026, n. 7700
Tutela dei consumatori: il professionista deve rispettare non solo gli obblighi espressamente previsti dalle norme di settore, ma anche gli ulteriori doveri di correttezza, buona fede e diligenza professionale imposti dal codice del consumo
In tema di tutela dei consumatori: 1) la disciplina sulle pratiche commerciali scorrette ha portata generale e autonoma rispetto alle norme di settore, sicché il professionista è tenuto a rispettare non solo gli obblighi espressamente previsti da queste ultime, ma anche gli ulteriori doveri di correttezza, buona fede e diligenza professionale imposti dal codice del consumo (d.lgs. 206/2005); 2) il professionista deve rappresentare in maniera chiara e completa tutte le informazioni rilevanti relative alle caratteristiche e alle modalità di effettivo utilizzo del prodotto commercializzato, comprese quelle concernenti i rischi per la salute, quando siano idonee a incidere sulla scelta di acquisto del consumatore medio; 3) la scorrettezza della pratica commerciale, derivante da una rappresentazione non trasparente delle caratteristiche e dei rischi del prodotto, non può ritenersi sanata dalla possibilità per il consumatore di ottenere, anche in un momento immediatamente successivo, ulteriori dettagli informativi, qualora il messaggio promozionale, per il suo contenuto e le modalità di presentazione, risulti già idoneo ad agganciare il consumatore sin dal primo contatto; 4) la pratica commerciale scorretta costituisce un illecito di pericolo, la cui configurazione richiede l'accertamento ex ante dell'idoneità della condotta a falsare il comportamento economico del consumatore medio, senza necessità di dimostrare la produzione di un pregiudizio concreto o l'effettivo condizionamento della decisione commerciale.
Consiglio di Stato, sezione VI, 21 ottobre 2026, n. 7653
Processo amministrativo: l'azione di ottemperanza non è di regola ammissibile per l'esecuzione delle sentenze di accoglimento di interessi oppositivi
In tema di processo amministrativo: a) in sede di giudizio di ottemperanza, non può essere riconosciuto un diritto nuovo e ulteriore rispetto a quello fatto valere e affermato con la sentenza da eseguire, anche se ad essa conseguente o collegato, né possono essere proposte domande che non siano contenute nel decisum della sentenza da eseguire, trovando ingresso solo questioni che sono state oggetto dell'accertamento nel giudizio di cognizione; sicché l'azione di ottemperanza non è di regola ammissibile per l'esecuzione delle sentenze di accoglimento di interessi oppositivi, le quali sono autoesecutive e si esauriscono nell'immediata cancellazione del provvedimento impugnato dal mondo giuridico; b) nell'ipotesi di sentenza caducatoria autoesecutiva, volta a soddisfare un interesse oppositivo, il vincolo che deriva dal giudicato riguarda l'atto annullato (ossia l'oggetto dell'accertamento), con la conseguenza che l'Amministrazione, in mancanza di sopravvenienze, non potrà riadottare un atto dello stesso tenore. ● V. anche, in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 1235/2025; TAR Lazio, Latina, sent. n. 363/2022; TAR Sardegna, sez. II, sent. n. 578/2025.
Consiglio di Stato, sezione II, 16 ottobre 2026, n. 7583
Procedura penale: non è incostituzionale l'art. 168-bis, comma 1, c.p., là dove esclude dalla sospensione del procedimento con messa alla prova i delitti di traffico di influenze illecite e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente
Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale - sollevate dal GUP del Tribunale di Pescara in riferimento agli artt. 3, 27, terzo comma, e 76 Cost. - dell'art. 168-bis, comma 1, c.p., là dove esclude dall'ambito di applicazione della sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato i delitti di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.) e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.).
Corte costituzionale, 2 novembre 2026, n. 180
Edilizia e urbanistica: non è incostituzionale la normativa della Regione Puglia sul contributo di costruzione per l'ampliamento volumetrico di edifici residenziali unifamiliari entro il limite del 20% della volumetria esistente
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata dal Consiglio di Stato in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost. («governo del territorio») - della normativa della Regione Puglia (l. 14/2009) in materia di contributo di costruzione per gli interventi di ampliamento volumetrico di edifici residenziali unifamiliari entro il limite del 20% della volumetria esistente.
Corte costituzionale, 2 novembre 2026, n. 179
Diritto tributario: illegittima la notifica dell'atto impositivo mediante procedura di irreperibilità assoluta se la relata non dà conto in modo puntuale delle attività di ricerca effettivamente svolte dal messo notificatore
È illegittima la notificazione dell'atto impositivo eseguita mediante la procedura di irreperibilità assoluta ex art. 60, comma 1, lett. e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 («Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi»), ove dalla relativa relata non risultino in modo puntuale le attività di ricerca effettivamente svolte dal messo notificatore, così da consentirne la verifica, non essendo a tal fine sufficiente il ricorso a formule generiche o prestampate.
CGT II grado Abruzzo, sezione 6, 13 luglio 2026, n. 525
Confisca penale: il giudice dell'esecuzione deve verificare se la misura ablatoria pregiudica i diritti della persona offesa (quand'anche costituitasi parte civile) alle restituzioni e al risarcimento del danno
La clausola di salvaguardia prevista dall'art. 104-bis, comma 1-sexies, disp. att. c.p.p., nel fare salvi, in ogni ipotesi di sequestro preventivo e di confisca, i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento del danno, impone al giudice dell'esecuzione di verificare in concreto se l'attuazione della misura ablatoria determini un pregiudizio, totale o parziale, al soddisfacimento del credito restitutorio o risarcitorio della vittima, ancorché questa si sia costituita parte civile nel giudizio di cognizione o la confisca sia stata disposta per equivalente. ● V. anche Cass. pen., sez. un., sent. n. 37200/2025, in questa Rivista.
Corte di cassazione, sezione I penale, 8 maggio 2026, n. 26093 (dep. 13 luglio 2026)
Giurisdizione: sulla prescrizione del credito tributario maturata dopo la notifica della cartella di pagamento e sino all'avvio dell'esecuzione forzata decide il giudice tributario
In tema di riscossione dei crediti tributari, appartengono alla giurisdizione del giudice tributario le controversie riguardanti la delibazione dell'eccezione di prescrizione del credito sollevata dal contribuente dopo la valida (o comunque non contestata) notificazione della cartella di pagamento, essendo devolute alla giurisdizione del giudice ordinario soltanto le controversie concernenti gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla predetta notificazione.
Corte di cassazione, sezione III civile, 13 ottobre 2026, n. 26781
Procedura civile: nelle controversie di lavoro in appello, la mancata notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza comporta automaticamente l'improcedibilità dell'impugnazione
Nelle controversie di lavoro in grado di appello, la mancata notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza determina l'improcedibilità dell'impugnazione, senza possibilità per il giudice di assegnare un termine perentorio per provvedervi, a nulla rilevando la notificazione eseguita nel periodo intermedio fra la prima e la seconda udienza, cui la causa sia stata rinviata ex art. 348 c.p.c. per mancata comparizione delle parti, atteso che il ricorrente non può giovarsi di tale ulteriore inerzia al fine di ottenere in altro modo una rimessione in termini che l'ordinamento, in virtù del principio costituzionale della ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.), non consente di riconnettere a una notificazione puramente e semplicemente omessa.
Corte di cassazione, sezione lavoro, 18 settembre 2026, n. 25529
Processo amministrativo: il ricorso contro l'ammonimento questorile per condotte di violenza domestica (art. 3 d.l. 93/2013) va notificato anche alla vittima
In tema di processo amministrativo, il ricorso avverso il provvedimento di ammonimento per condotte di violenza domestica emesso dal questore ai sensi dell'art. 3 del d.l. 14 agosto 2013, n. 93 («Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province»), convertito, con modificazioni, nella l. 15 ottobre 2013, n. 119, dev'essere notificato, pena l'inammissibilità, anche alla persona offesa, in quanto soggetto controinteressato (art. 41, comma 2, c.p.a.). ● V. anche TAR Lombardia, sez. I, sent. n. 1507/2025, in questa Rivista.
TAR Lombardia, sezione I, 13 ottobre 2026, n. 4553
Accesso alle informazioni ambientali: il silenzio della P.A. sull'istanza integra un inadempimento dell'obbligo di provvedere, a fronte del quale il richiedente può adire il giudice amministrativo ex artt. 7 d.lgs. 195/2005 e 116 c.p.a.
Il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di accesso alle informazioni ambientali non assume valore di diniego tacito, ma integra un inadempimento dell'obbligo di provvedere mediante l'adozione di una determinazione espressa e motivata, a fronte del quale il richiedente può adire il giudice amministrativo ai sensi degli artt. 7 del d.lgs. 19 agosto 2005, n. 195 («Attuazione della direttiva 2003 aprile CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale»), e 116 c.p.a.
TAR Abruzzo, 12 ottobre 2026, n. 686
Contratti pubblici: il subappaltatore non può impugnare il provvedimento che nega all'appaltatore l'autorizzazione al subappalto
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il subappaltatore non è legittimato a impugnare il provvedimento che nega all'appaltatore l'autorizzazione al subappalto, essendo portatore di un interesse di mero fatto, come tale non azionabile né in sede procedimentale né in sede giurisdizionale.
TAR Emilia-Romagna, Parma, 9 ottobre 2026, n. 445